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Storia
“Tra le sicure maniere per conseguire le verità è l’anteporre l’esperienze a qualsivoglia discorso non essendo noi sicuri che in esso sarà contenuta la fallacia, non senso possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero.”
Galileo Galilei

(clicca l'immagine per vedere gli altri documenti storici)
La storia della Terra di Nocera o della miniera di terra Samia medicinale è anche la storia di dissertazioni tra scienziati, medici, chimici e naturalisti che hanno indagato a lungo sulla sua natura, sulla composizione, sulle sue virtù terapeutiche fin dal XVI secolo.
In un Sommario del 1636 il fisico Giovanni Battista Bartolucci narra di un dialogo tra un pellegrino e un medico.
Pellegrino: Quale è dentro a quest’acqua la miniera?
Medico: La miniera che vi è, è d’oro fino, con terre preziose, che han dominio di far felice l’huom, che pria non era.

Nel quarto trattato sul Bagno di Nocera nell’Umbria scritto dal nocerino A. Camilli c’è la famosa Recetta di molte virtù della Terra Medicinale che lo studioso nomina in arabo terra Bezzaarra, cioè terra contro veleni.
L’uso terapeutico della terra trova nel corso dei secoli sempre più sostenitori.

Nella “Dissertatio” del 10 febbraio 1700 il medico Luigi Dalla Fabra prova che la Terra di Nocera ricchissima di sale alcalino può catalogarsi tra quei semiminerali medicinali ai quali si attribuivano facoltà assorbenti e dolcificanti per asportare e debellare gli umori cattivi che secondo il pensiero della medicina tradizionale fin dai tempi di Ippocrate si riteneva fossero la causa delle malattie.

Domenico Morichini nel Saggio medico-chimico del 1807 mette in relazione acutamente le virtù della Terra e la storia della Medicina: “ i medicamenti adottati per curare i mali interni ed esterni del corpo umano non sono mai stati il frutto nè delle meditazioni filosofiche, nè delle teorie preconcepite sopra la natura delle malattie, ma sempre e unicamente il risultato di un empirismo fortunato, o dell’istinto naturale degli uomini o finalmente di una diligente osservazione dei modi, con i quali le sole forze della natura giungono alcune volte a vincere i mali ed allontanarne le cause”.

Terra medicinale, terra minerale, terra assorbente
le proprietà e le virtù di questa Alba bolus sono analizzate e riconosciute fino ai giorni nostri. Nel 1928 il prof. Laborde, docente alla facoltà di Farmacia di Strasburgo dichiara che la terra curativa, presaregolarmente e periodicamente, è il dono che purifica, vivifica, compensa e risana.
E’ un potente dinamogeno che ristabilisce un equilibrio stabile risvegliando l’attività delle ghiandole deficienti.
Attualmente non sono pochi gli studiosi che riconoscono un certo fondamento alle nozioni tradizionali, risultato di quell’empirismo fortunato che richiamava il chimico Morichini. Nella tendenza ad un vigoroso ritorno della medicina naturale l’elogio dell’argilla viene fondato e spiegato su quella che è stata definita propriamente come “intelligenza della natura”.
L’argilla – scrive il Dextreit – agisce con discernimento: ostacola la proliferazione dei microbi, dei batteri patogeni, delle tossine, dei parassiti e contemporaneamente favorisce la ricostruzione delle cellule. E’ una forza intelligente, al contrario dei farmaci chimici che distruggono tutto sconsideratamente.
Non ci sono dubbi sulle proprietà antisettiche, antitossiche e cicatrizzanti dell’argilla usata per uso esterno, in polvere e in impacchi. Le sue proprietà sono polivalenti e possiamo concludere con il Valnet che l’analisi dell’argilla non basta a spiegare tutte le sue possibilità. Siamo quindi costretti ad ammettere anche ai giorni nostri, di non avere ancora trovato la spiegazione a molti misteri...

Del resto clinici e scienziati sanno bene come già vide Democrito che la verità è in fondo al pozzo e che nelle cose di natura - come scrisse Goethe - più si scava più si vede che ancora resta molto da scavare, perchè il fondo non si trova mai...

Un grande clinico, Augusto Murri, sosteneva che “gli uomini d’oggi e forse anche quelli dell’avvenire han bisogno d’una virtù ardua: la rassegnazione all’ignoranza. Scienziati e clinici devono imparare ad ammettere di ignorare molte cose. La lealtà è anche per uno scienziato una delle doti più preziose: egli non ha mai temuto di confessare che ignora molte cose: anzi è inconcepibile un sapere che non sia circoscritto dall’ignoto. Guai a non scorgere questo confine”.
(da Augusto Murri, Lezioni di clinica medica)
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